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Costruire Ponti oltre l’Incertezza

Costruire Ponti
In un mondo segnato dalle sfide del sovranismo e dalle ombre dell’insicurezza personale, ricordiamo che ogni azione per costruire connessioni, come il ponte che unisce due sponde, è un passo verso la superazione della sindrome dell’impostore. Lavorare insieme, riconoscendo le nostre interdipendenze, ci permette di affrontare con fiducia le incertezze del nostro tempo.

Radici Comuni in un Terreno Socio-Politico

In un mondo dove le notizie volano da un continente all’altro in un batter d’occhio, c’è un’idea, il sovranismo, che sta facendo parecchio rumore. Questa corrente ci dice che ogni paese dovrebbe pensare prima di tutto a sé stesso, cercando di tenere a bada influenze e decisioni prese da fuori i suoi confini. Suona un po’ come quando cerchiamo di fare tutto da soli, pensando che così sia meglio, ma la verità è che le cose sono un po’ più complicate.

Il sovranismo non si limita a dire “no” a ciò che viene dall’esterno; va più a fondo, cambiando il modo in cui vediamo il mondo e le persone intorno a noi. Ci fa vedere i problemi come se fossero tutti separati l’uno dall’altro, come se ogni cosa fosse un’isola. Per esempio, se c’è un problema economico, il sovranismo tende a dire che è un affare tutto nostro, che non c’entra niente con il resto del mondo. Ma sappiamo bene che le cose non stanno così: tutto è connesso, dalla finanza al clima, e ignorare queste connessioni può farci perdere di vista la foto completa.

E qui entra in gioco qualcosa di molto personale: la sindrome dell’impostore. Mai sentito parlare? È quella sensazione che arriva quando crediamo di non meritare i nostri successi, quando abbiamo paura che prima o poi qualcuno scopra che non siamo così bravi come sembriamo. Stranamente, anche questa sensazione ha a che fare con l’ambiente in cui viviamo, proprio come il sovranismo. Entrambi, in modi diversi, nascono e crescono nel terreno della nostra società e cultura.

Prendiamo il lavoro, per esempio. Oggi c’è una grande pressione a fare tutto da soli, a dimostrare di essere il migliore, senza chiedere aiuto. Questo può far sentire le persone come se stessero sempre sotto esame, spingendole a dubitare di sé stesse, esattamente come succede con la sindrome dell’impostore. E non è solo sul lavoro: anche quando parliamo di grandi questioni, come il cambiamento climatico o come affrontiamo una pandemia, l’idea di dover trovare soluzioni da soli, senza unire le forze, rende tutto più difficile.

Il sovranismo e la sindrome dell’impostore, pur vivendo in mondi diversi, hanno più in comune di quanto si pensi. Entrambi ci fanno sentire isolati, come se dovessimo affrontare da soli le sfide, grandi e piccole. Quando il mondo ci dice di guardare solo dentro i nostri confini o dentro noi stessi, perdiamo di vista l’importanza di lavorare insieme, di condividere successi e difficoltà.

Pensiamo ai disastri naturali, ad esempio. Un terremoto o un’alluvione non sono solo eventi locali; sono segnali di problemi più grandi, che riguardano tutti noi, ovunque viviamo. Ma se ci atteniamo alla logica sovranista, tendiamo a vedere queste tragedie come episodi isolati, dimenticandoci che, in realtà, fanno parte di una questione globale come il cambiamento climatico. Questo modo di pensare non solo ci impedisce di trovare soluzioni vere ma ci lascia anche soli nel momento del bisogno, amplificando quella sensazione di non essere all’altezza, tipica della sindrome dell’impostore.

Quindi, cosa possiamo fare? È chiaro che serve un cambio di prospettiva. Dobbiamo iniziare a vedere le cose in modo diverso, riconoscendo che viviamo in un mondo dove tutto è connesso. Le sfide che affrontiamo, sia come individui sia come società, richiedono risposte che vanno oltre l’idea di fare tutto da soli.

Promuovere una cultura che valorizzi la collaborazione, il supporto reciproco e la condivisione delle idee può essere un buon punto di partenza. Dobbiamo accettare che essere vulnerabili e chiedere aiuto non sono segni di debolezza, ma di forza. Riconoscere i nostri successi come frutto di un lavoro di squadra, piuttosto che come vittorie solitarie, può aiutarci a combattere la sindrome dell’impostore e, allo stesso tempo, a costruire una società più forte e coesa.

In fondo, il nostro futuro dipende dalla capacità di guardare oltre noi stessi e di agire insieme. Creando spazi dove le persone possono sentirsi parte di qualcosa di più grande, possiamo affrontare le sfide del nostro tempo con una nuova forza. È il momento di riconoscere che, sia nelle piccole che nelle grandi cose, siamo tutti sulla stessa barca. E insieme, possiamo navigare verso un futuro più luminoso e inclusivo.

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