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CREDO NEGLI ESSERI UMANI
di Marco Mengoni

“Non cammino per la via dei santi o degli eroi, mentre certamente preferisco camminare per quella degli esseri umani.”

Albert Camus

In un mondo dominato dalle apparenze e dalla superficialità, spicca nelle frequenze radiofoniche la canzone Credo negli esseri umani di Marco Mengoni. Questo brano emerge come un potente richiamo all’essenza più profonda dell’umanità, invitando gli ascoltatori a liberarsi delle maschere della perfezione per celebrare e abbracciare la loro vera natura, vulnerabile e autentica.

Mentre le maschere dominano e l’immagine è tutto, “Credo negli esseri umani” sfida l’ordine stabilito, incoraggiandoci a riconoscere e celebrare la nostra vera essenza. Il ritornello, un inno al coraggio di essere vulnerabili, si ripete come un mantra: di mostrarsi per ciò che siamo realmente.

Nella canzone, Marco Mengoni veicola un messaggio chiaro: al centro della sua arte ci sono gli esseri umani, non entità sovrannaturali o dogmi imposti. Con una limpida chiarezza, il brano respinge l’idea di adorare divinità o ideologie costruite, concentrando l’attenzione sull’autenticità e sulla resilienza umana. Mengoni enfatizza la fede nell’umanità, nei suoi difetti e nelle sue virtù, esortandoci a cercare la vera grandezza dentro noi stessi e gli altri.

“Non cerco idoli da venerare, né eroi, né santi, né salvatori. Io credo negli esseri umani.” Queste parole, sebbene non siano una citazione diretta dalla canzone, riflettono profondamente l’essenza del messaggio di Mengoni, un’eco del pensiero di Albert Camus sulla valorizzazione dell’umanità rispetto alle entità sovrumane. La società moderna spinge a una presentazione di sé come invincibili, a collezionare trofei che attestino il nostro valore. Tuttavia, la canzone ci invita a riflettere: dietro ogni maschera di forza e successo ci sono momenti di solitudine e lacrime che rivelano la nostra vera identità.

Il brano evidenzia che la vera forza risiede nella capacità di accettare e abbracciare la propria fragilità. “Ma che splendore che sei / Nella tua fragilità,” ci ricorda l’importanza di riconoscere i nostri limiti e paure per trovare connessione e solidarietà. In un mondo che spesso celebra l’individualismo, Mengoni sottolinea il valore della comunità e del supporto reciproco.

Verso il finale, il messaggio si amplifica con un richiamo all’amore universale: “L’amore, amore, amore / Ha vinto, vince, vincerà.” Queste parole trascendono il semplice mantra di speranza, diventando un’affermazione robusta e fondata della fede nell’umanità. Mengoni sottolinea la capacità intrinseca dell’umanità di superare odio e divisione attraverso la compassione e la comprensione.

In un’epoca segnata da cinismo e disillusione, credere negli esseri umani richiede coraggio – il coraggio di affrontare il mondo non con armature e scudi, ma con il cuore aperto. La canzone ci invita a estendere una mano a chi è caduto, a fidarci gli uni degli altri, a riconoscere e celebrare la nostra comune umanità.

Nella canzone italiana proposta da Mengoni, si trova un invito a superare l’angusto confine del “secondo me”. Mengoni ci suggerisce di elevare il nostro dialogo attraverso l’eco di voci più ampie: “come sussurra questa melodia”, “come racconta questo film”, o “come dipinge questa opera”. Questo cambio di prospettiva ci allontana dalle solitarie opinioni personali per abbracciare fonti di ispirazione che parlano a tutti, illuminando le nostre conversazioni con le luci di arte, letteratura e scoperta scientifica.

Questa pratica non solo arricchisce il nostro discorso ma promuove anche un dialogo costruito su una fondamenta condivisa di conoscenza e bellezza universali. Mengoni immagina un mondo dove le nostre interazioni siano guidate da una forza più autentica e profonda, spronandoci a comunicare in modi che risuonano con una verità più grande e collettiva.

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