controbattere

Metti alla prova le tue idee e sfida le opinioni

Oltre le Onde delle Opinioni Altrui

Nel momento in cui veniamo al mondo, non facciamo il nostro ingresso in un’arena vuota o in un territorio inesplorato. La realtà è ben diversa: nasciamo in un mondo già densamente popolato da credenze, aspettative e norme preconfezionate. Queste non sono semplici ombre sul muro della nostra esistenza; sono piuttosto le fondamenta su cui vengono costruiti i nostri primi passi, influenzando profondamente il modo in cui ci muoveremo nel mondo per il resto della nostra vita.

Fin dalla più tenera età, ci viene insegnato, spesso inconsciamente, a conformarci a specifici modelli di pensiero e comportamento. I fantasmi delle aspettative altrui cominciano a frequentare i corridoi della nostra mente prima ancora che siamo in grado di pronunciare una parola. Ci viene insegnato a temere il rifiuto e a cercare l’accettazione attraverso l’adattamento. Questo processo di formazione e manipolazione culturale non è né casuale né neutrale. Esso mira a forgiarci in individui che aderiscono, consapevolmente o meno, a un insieme di norme e valori prestabiliti.

La domanda che emerge, pertanto, è cruciale: come possiamo, in quanto individui, navigare in questo mare di preconfezioni mantenendo intatta la nostra autonomia di pensiero? La sfida non è tanto resistere alla tentazione di abbandonarsi completamente a queste correnti culturali, quanto piuttosto imparare a riconoscere e valutare criticamente queste influenze, decidendo consapevolmente quali accettare e quali respingere.

Ralph Waldo Emerson cattura perfettamente questa battaglia interiore quando osserva che fin dalla nascita siamo immersi in un “mare di opinioni e credenze”. La vera sfida della vita, quindi, non è semplicemente navigare in questo mare, ma farlo mantenendo saldo il timone della nostra mente, assicurandoci che la direzione che prendiamo sia quella che abbiamo scelto noi, non quella tracciata per noi da altri.

Se prendiamo in considerazione strumenti come Photoshop, un pianoforte, o persino una macchina, osserviamo che esistono corsi, scuole e guide specificamente progettati per insegnarci a utilizzarli efficacemente. Questi strumenti, sebbene complessi, vengono presentati a noi in un contesto di apprendimento strutturato, dove siamo incoraggiati a esplorarli, a capirne il funzionamento e, infine, a padroneggiarli in base alle nostre capacità e interessi.

Questa modalità di apprendimento, tuttavia, trova un netto contrasto nella maniera in cui veniamo introdotti alle convinzioni e ai valori durante i nostri primi anni di vita. Invece di porci davanti a un ‘strumento’ concettuale che possiamo esaminare, valutare e decidere autonomamente come e se utilizzare, spesso ci troviamo immersi in un contesto in cui le credenze vengono presentate come verità indiscutibili. Questo fenomeno è particolarmente evidente in certi contesti culturali e religiosi, dove il concetto di ‘divino’ — un principio o entità superiore che trascende la comprensione umana ordinaria — viene trasmesso come una verità assoluta. Tale trasmissione avviene spesso senza una spiegazione preliminare o un tentativo di contestualizzare questa entità in termini accessibili, rendendo il concetto stesso una verità presunta piuttosto che una realtà esperienziale o verificabile.

La questione diventa ancora più complessa quando consideriamo come diverse persone possono ottenere risultati diversi utilizzando gli stessi strumenti, come dimostra l’esempio delle palestre. Tutti abbiamo accesso agli stessi attrezzi, eppure il modo in cui li utilizziamo – influenzato dalla nostra conoscenza, dedizione e persino dalla nostra fisiologia – determina i risultati che possiamo ottenere. Questa varietà di esiti, tuttavia, non sembra trovare spazio nel contesto delle convinzioni e dei valori imposti, dove spesso manca la libertà di ‘allenarsi’ con le idee in modi personali e creativi.

Ancora più emblematico è l’esempio dei giovani musicisti che, già a 4 o 5 anni, suonano il pianoforte con abilità sorprendenti. Ciò accade perché, fin dall’inizio, questi bambini vengono messi di fronte a uno strumento reale, tangibile, che possono toccare, sentire e, soprattutto, su cui possono sperimentare. Questa esperienza diretta, guidata ma non imposta, permette loro di sviluppare una padronanza personale e unica, diversamente da quanto avviene nella trasmissione acritica di credenze e valori.

Il contrasto tra questi due approcci all’apprendimento solleva una questione fondamentale: come possiamo coltivare una società che incoraggi la stessa esplorazione critica e personale delle idee e delle credenze, come facciamo con lo studio di uno strumento musicale o l’utilizzo di una nuova tecnologia? La risposta a questa domanda potrebbe non solo liberarci dalle catene dell’accettazione passiva, ma anche aprire la strada a un’esistenza più autentica e soddisfacente, dove ogni individuo è veramente il ‘musicista’ della propria vita.

La vita ci pone di fronte a un oceano di narrazioni e credenze, spesso accettate senza verifica. Fin da bambini, ci insegnano a credere anziché a esplorare, a ripetere piuttosto che a sperimentare. Eppure, come dimostrato dall’apprendimento pratico con strumenti quali Photoshop, un pianoforte, o un’automobile, la vera comprensione e abilità derivano dall’esperienza diretta e dall’interazione personale.

Questa discrepanza tra l’apprendimento attivo e l’educazione basata su credenze indimostrate sottolinea la necessità di un cambiamento. Invece di condurre i giovani verso il vuoto delle ‘chiacchiere’, dovremmo guidarli all’uso di ‘strumenti’ reali di conoscenza, incoraggiando l’esplorazione e l’interrogazione attiva del mondo. A questo punto, distinguere tra l’esperienza diretta e le mere parole è fondamentale per il nostro sviluppo personale e il contributo al mondo. È cruciale offrire, fin dall’infanzia, opportunità autentiche di interazione con il mondo, promuovendo una crescita basata sulla comprensione e sull’esperienza vera.

Leave a Reply